lunedì 15 dicembre 2014

Come Foglie al Vento: La Potente Vita



L'altra sera stavo navigando in modo random nel blog di Dorilys Vigdis Varganna, perché dopo un bel po di tempo era nuovamente attivo, ed ho notato due cose: la prima è che Dorilys ha deciso di prendere un anno sabbatico e quindi il blog rimarrà fermo per un po; la seconda era una sua frase che mi ha fatta riflettere tutta la notte. La cito: "Oramai il neopagano medio vive più spesso su internet che nella natura che dice di venerare ed amare, preferisce scrivere pagine e pagine (spesso insulse) di blog, inchiostro sprecato su carta (non posso definirli libri, mi spiace) o qualsiasi altra troiata pur di condividere al mondo la sua pratica e tutte le cose che fa".
Molti potranno pensare che quello che sto per scrivere sia relativo al fatto che magari posso essermela presa perché teoricamente viene insultato chi tiene un blog, scrive o queste robe qui: ma anche no.
A parte che non mi sento chiamata in causa e non per presunzione, ma perché credo di aver capito a quale target di persone facesse riferimento e non mi sento di farne parte, a prescindere dal blog; la frase quindi che mi ha fatto riflettere è la prima : Oramai il neopagano medio vive più spesso su internet che nella natura che dice di venerare ed amare. Ed è assolutamente, lapidariamente vero.

Io ho la fortuna/sfortuna di avere un piccolo appezzamento di terra in campagna, coltivato ad ulivi in una parte, mentre l'altra viene usata come orto. Perché vi dico questo? Perché scommetterei la vita sul fatto che l'80% di coloro i quali portano una stellina al collo e dicono di essere figli di questo o quel dio, di venerare la natura, non scambierebbero mai un solo minuto passato al pub con una sola ora passata a coltivare la terra.
Piccola premessa fondamentale: la natura è natura tutta. Il giardino, l'orto, il bosco, la cascata, il laghetto, la montagna, il deserto, l'albero in città, io, tu che leggi, tutto è natura.
Eppure quando ognuno di noi parla di questa mistica natura di certo le immagini mentali che ne abbiamo spesso e volentieri non sono queste. Hanno più a che fare con ambienti elfici in stile Signore degli anelli che con un sentiero ripido, pieno di arbusti secchi e spinosi con massi grigi ricoperti di licheni. E va anche bene pensare alla natura in quel modo, perché è anche quel modo; ma non è solo quello.
Questa premessa mi è servita per poter parlare del rapporto un po finto che molti neopagani hanno con la natura e dello sforzo che altri fanno invece nel farsi bastare spesso quello che c'è. Il gruppo 1 infatti usa quasi quello del vivere in città come una scusa, un pretesto per limitarsi alla parte che agli occhi degli altri può sembrare fighissima, e cioè quella della pratica, del comprare gli oggetti rituali. Non compiono il benché minimo sforzo per cercare un parco, un area protetta, una riserva naturale anche solo da visitare una volta ogni sei mesi che so! No, siccome il bosco degli elfi non c'è o esiste ma si trova a millemila chilometri in Irlanda allora pace, resto a casa a comprare ciondoli del martello di Thor o vado al pub a sbandierare a tutti che sono una strega.
Non si fa così, o meglio non si dovrebbe fare così per un semplice motivo e cioè che la natura non è tutta fascino e magia.
Sinceramente io mi reputo una persona equilibrata nel mio rapporto con la natura, nel senso che odio quando i pallini spinosi mi entrano negli stivali mentre aiuto mio padre a piantare zucchine, ed amo vedere le mele piccole e selvatiche spuntare tra le foglie. Non mi piace per nulla trovare ragni di dimensioni mastodontiche sotto una lattuga da raccogliere, eppure amo le loro ragnatele tra i fiori. Non amo dover camminare su e giù per il terreno fangoso e stancarmi per questo, ma adoro sentire il freddo tra le dita quando affondo le mani nella terra bagnata; adoro l'acqua ghiacciata che sgorga dalle sorgenti naturali, ma odio dover trascinare i bodoni pieni di quella stessa acqua in macchina. Il rapporto con la natura non è per niente solo rose e fiori; c'è anche merda ed insetti. Ammettere questo secondo me significa essere onesti, profondamente onesti, e tutti coloro che fanno o hanno fatto un po di vita contadina sanno bene cosa significa. È proprio per questo che le prime volte che mi trovavo a leggere post, spesso e volentieri di matrice Wicca, in cui veniva fatta un'esasperata lode di quella natura che bene conosco storcevo un po il naso. Perché sinceramente io la natura la apprezzo tantissimo, e a volte non la sopporto, ma comunque, in ogni caso la rispetto. E credo che questo, anche se può sembrare quasi blasfemo per certuni, è la verità. Quando leggevo di fare offerte anche solo per la foglia raccolta o una ghianda staccata mi veniva da ridere; perché in cuor mio sapevo che ciò che avevo raccolto in vita mia lo avevo ripagato in ben altro modo. Lavorando la terra, o evitando di buttare rifiuti in natura, o evitando di calpestare chiocciole e formicai. Sinceramente credo che nel quotidiano basti poggiare una mano sulla corteccia o sul ramo dell'albero dal quale si sta prendendo un frutto e pensare a quanto bello e forte sia come ringraziamento, perché e sincero, spontaneo e naturale, come quello che lui ha donato a me.
Spesso si sente dire o si afferma personalmente che "Tutte le dee sono la Dea, e tutti gli dei sono il Dio, sono sfaccettature di un unico diamante, un unica divinità che include nella sua essenza la duplicità maschile e femminile". Ecco questa divinità che molti chiamano Dio io non ero riuscita a farmela passare dalla gola, non la digerivo. Per me esisteva La Grande Madre ed il suo Sposo, il Dio Padre; questo Dio che includeva entrambe mi ricordava troppo quello cristiano, e ammetto che questo capitava per il semplice fatto che la parola dio è di genere maschile. Benedettissimo neutro perchè ti sei estinto?! Perchè?!?! Comunque questo mi ha portato a riflettere. Tranquilli adesso capirete perché sto parlando di questo in un post che sembrava essere solo una critica a certi sedicenti neopagani.

Questo Dio, dicevo, non mi calava proprio, eppure dovevo ammettere a me stessa che la sua esistenza è logicamente necessaria: si è vero il mondo è un continuo manifestarsi della duplicità maschile e femminile, di polarità distinte e complementari, ma la perfezione deriva dall'inscindibilità, la perfezione è la sfera (e qui vedo già i vostri sorrisi se avete studiato filosofia). Ma questa sfera perfetta non può avere un genere, tanto meno quello maschile con cui io sono da sempre in conflitto (ma work in progress tranquilli:3 ). A questo punto mi sono dovuta chiedere in cosa si manifestasse più chiaramente questa sfera perfetta, e doveva esserci una manifestazione di tutto ciò. E infatti l'ho trovata. La manifestazione è nei luoghi di potere. 
Cosa sono i luoghi di potere? Questo è il nome che io do alla wilderness, a quegli spazi naturali non corrotti dall'uomo; quegli stessi spazi quindi che tutti noi immaginiamo pensando alla natura che veneriamo (il bosco degli elfi per intenderci). Abbiamo detto che tutto è natura, quindi per distinguere la purezza, la forza ancestrale di certi luoghi mi è venuto spontaneo dare lor questo nome: luoghi di potere. 
Già vedo in fondo alla classe agitare il dito di Pierdebrando, il precisino scassapalle che ognuno di noi conosce, che mi fa notare come questo nome richiami molto quello delle piante di potere del libro Le Donne del Lupo. Si Pierdebrando, questa volta, sebbene tu sia uno scassamaroni, hai ragione. lo richiama perchè il concetto è lo stesso, ma in grande: non si tratta di piante prese singolarmente, ma di interi spazi di potere.
Questi luoghi sono la perfetta manifestazione di quella sfera a cui ho dato il nome di Potente Vita. E non datemi della presuntuosa se dico di aver dato io questo nome, ma per me è una necessità. Se devo pregare, parlare, chiedere io ho bisogno di un soggetto definito e adesso ce l'ho, o meglio, so come chiamarlo e non avere più i crampi allo stomaco alla parola "Dio". Per alcuni questo appellativo non andrà bene, alcuni potrebbero trovarlo addirittura riduttivo, ma per me è la migliore espressione, o meglio la meno peggiore che si può cercare di dare a qualcosa che per sua natura resta quasi innominabile: il divino.



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