martedì 17 febbraio 2015

Come Foglie al Vento: La mia scelta vegetariana


Come si intuisce dal titolo oggi ho deciso di parlarvi della mia scelta. Essenzialmente ho capito che i motivi per cui la gente decide di essere vegetariana sono tre: uno è quello relativo al gusto, uno è etico, e uno è la salute. Io non faccio parte di quelli che diventano vegetariani perché il gusto della carne non gli è mai piaciuto, anzi. Non l'ho scelto nemmeno per una questione di salute fisica. ho scelto di esserlo per una questione di coerenza, che più in generale chiamerò etica.
Casualmente un giorno mi ritrovai davanti delle immagini, dei video che non ho nemmeno avuto il coraggio di guardare, e per un po di giorni anche in tv sentii dei servizi relativi al trattamento degli animali. Nulla di nuovo alle mie orecchie, sapevo, come tutti noi, che quella carne che abbiamo sul piatto un tempo era un animale. Ma di solito si pensa: va be, è la catena alimentare che regola queste cose, è una cosa naturale, da sempre si fa così etc etc. Balle. Balle immense. Io ho deciso di smetterla, ho deciso di rinunciare al sapore della carne perché per coerenza non voglio che un animale muoia al solo scopo di finire in padella. E attenzione, avverto che fossero stati altri tempi non sarei stata vegetariana. Mi spiego meglio. 
Il problema, per quel che mi riguarda, non è il mangiare carne nella sua totalità, ma le operazioni commerciali, industriali ed economiche che ci stanno dietro.
60 anni fa la carne si mangiava una volta a settimana circa.Non c'era quindi la necessità di creare una filiera di animali nati per il macello. Ogni tanto si sceglieva l'animale che doveva essere macellato e se ne mangiava la carne. La carne non era un bene come oggi, che lo trovi pure già preparato, in scatola, condito, pronto per essere scaldato e mangiato, no. Il sacrificio di un animale avveniva per motivi antropologico oserei dire. Faceva parte di un processo più grande e più nobile, era un anello, uno step di un rito di passaggio che di volta in volta cambiava destinatario. Nasceva un bambino, e la festa che lo rendeva a tutti gli effetti membro della comunità prevedeva il sacrificio di qualcosa. Ecco che si macellava un animale e se ne mangiava la carne. La domenica veniva ripagato il sudore dei lavoratori con un altro sacrificio, sebbene l'animale venisse diviso in più famiglie. Quella carne non era solo cibo, ma di volta in volta era gioia, era felicità, era aggregazione, era pace, era benvenuto. 
E quell'animale? Viveva da animale. Brucava l'erba, camminava, procreava, dormiva. Una vita secondo natura.

Veniamo a noi. Quante volte vi sarà capitata una situazione simile:
Genitore: Che facciamo per cena? Cotoletta? *
Figlio: No, di nuovo? Prendiamo una pizza

Credo sia lampante che adesso sia stato stravolto tutto. Innanzitutto l'asterisco * sta ad indicare attenzione. Eh si perché la carne non ha più nemmeno un nome naturale, che rimandi all'essere vivente da cui proviene, è stata spersonalizzata (passatemi il termine). Usiamo parole come cotolette, spiedini, arrosticini, salsiccia, bistecca, nuggets e molti altri ancora. Perché? Perché siamo codardi. Perché non ci vogliamo proprio pensare a quello che stiamo mangiando, o meglio non vogliamo sentirci in colpa della morte di un animale che respirava, solo per poter mangiare. In realtà la conversazione dovrebbe essere così:
Genitore: Che cuciniamo per cena? Una fetta di carne della coscia di una mucca morta?
Figlio: No, di nuovo carne di cadavere di mucca? Prendiamo una pizza.

Ai bambini non viene proposto di mangiare consapevolmente, no. Vengono ingannati, viene oscurata la provenienza di quel cibo. E signori non prendiamoci in giro, perché il problema non è spiegare ad un bambino che sta mangiando carne di mucca, ma spiegargli come quella carne è arrivata li.
Il problema infatti è l'industria della carne come è adesso. Io mi rifiuto di mangiare il pollo perché quello che compriamo in realtà è un pulcino con gli steroidi, un pulcino grasso, non un pollo. E mi spiegate come si fa a non dare peso al fatto che le mucche non pascolano? E che sono schiavizzate?
Mi spiegate come si fa ad ignorare che vengono messe al mondo unicamente per morire? Mi spiegate come si fa a mangiare carne di maiale se poi nessuno ha il coraggio di vedere il video della macellazione di quel suddetto maiale?

È il valore del sacrificio e la naturalità che c'era in origine ad essere perdute. 
Una mucca non vive più da mucca, i polli non esistono più, le galline non fanno più le chiocce.
E io non voglio mangiare carne di schiavo, perché questo sono questi animali. Se un animale deve morire deve esserci un perché non più alto del valore della vita di quel suddetto animale, ma quantomeno al pari, che ne giustifichi l'atto. 

Detto questo se qualcuno volesse farmi delle domande avete il mio contatto a destra, in caso contrario spero solo che molte più persone inizino a ragionare sul male che stiamo facendo alla terra.

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